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Marcello
Mastroianni è morto la mattina del 19 dicembre, nella sua
casa di Parigi. Aveva 72 anni e da tempo era malato. Al capezzale
c'erano l'attrice Catherine Deneuve, sua ex-compagna, la loro
figlia Chiara e l'attore Michel Piccoli.
"Sì, forse era l'ultimo dei grandi
divi, ma non aveva nulla dell'attore: era soprattutto un grande
uomo". Enzo Biagi ricorda così l'amico Marcello, che recentemente in un viaggio a Cesena, all'improvviso gli aveva confidato di avere il cancro ed "era terrorizzato che si sapesse della sua malattia e che questa gli impedisse di recitare ancora".
L'esordio cinematografico di Marcello Mastroianni risale al 1948 con i "Miserabili" di Riccardo Freda. Nel 1952 fu tra i protagonisti di "Le ragazze di Piazza di Spagna" di Luciano Emmer, ebbe anche ruoli drammatici in "Cronache di poveri amanti" di Lizzani.
Nella sua lunghissima carriera, (oltre 120
film) Marcello Mastroianni ha lavorato con i più grandi
registi italiani. Ebbe una nomination per l'Oscar per la sua interpretazione
di un omosessuale durante il periodo fascista in "Una giornata
particolare" con Sofia Loren e vinse il premio come miglior
attore protagonista a Cannes, nell' 87 e nel 1970.
In una intervista Mastroianni confidò
che Fellini lo aveva scelto per "La Dolce vita" per
la "faccia assolutamente normale".
Inseguito da sempre dal marchio di seduttore, ancora di recente considerato dalle donne, non solo italiane, uno degli uomini maturi più affascinanti del mondo, Mastroianni guardò sempre con mediterraneo disincantato alla sua fama di conquistatore.
Marcello Mastroianni cominciò la sua
carriera di attore in teatro con Luchino Visconti in "Un
tram che si chiama desiderio".
A proporgli, recentemente, di ritornare a recitare
a teatro fu Giulio Bosetti, nelle vesti di direttore artistico
del "Goldoni" di Venezia che, in lacrime per la morte
dell'amico, racconta dell'ultimo colloquio avuto con lui 6 giorni
fa, in cui l'attore si scusava per l'interruzione delle repliche,
dovuta al suo male, ma contava di riprendere lo spettacolo.
Con Mastroianni se ne va un "pezzo della
storia d'Italia", dice Dino Risi. Mario Monicelli (che lo
diresse ne "I soliti ignoti") e Gillo Pontecorvo rammentano
quella sua immagine" senza vezzi divistici", "di
garbata autoironia". E se per Roberto Faenza "era straordinario
attore anche da vecchio", per Maurizio Costanzo "ora
si ricongiungerà a Federico Fellini".
"Voglio morire a Natale". E' la sua
ultima battuta recitata sulla scena teatrale, a chiusura della
commedia "Le ultime lune", le cui repliche erano state
sospese per la malattia.
Un drammatico, ma intenso testamento spirituale.
Che ha commosso per l'ennesima volta quel suo pubblico che da
tempo lo aveva consacrato tra i grandi divi del cinema mondiale.
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