[Politica]

Il futuro della Sanità? Io lo vedo Rosy

Sette domande al ministro Bindi su stato sociale, piccoli ospedali, deficit, sprechi e garanzie. E in sette risposte il pensiero dell'ex "pasionaria" del Ppi per rassicurare gli italiani che, per ora, nessuno toccherà il servizio sanitario gratis per tutti. Anche se, nel nome della razionalizzazione, a qualcosa bisognerà rinunciare.


Sono almeno due i motivi per cui sulla sanità si gioca un bel pezzo della partita tra governo e Paese: il servizio sanitario è la base dello stato sociale (che oggi parte del ceto medio-ricco vorrebbe cancellare) e nello stesso tempo è stato una delle vittime sacrificali dei tagli per ridurre il deficit pubblico; tra gli argomenti su cui la gente vuole maggior impegno da parte del governo proprio la sanità è al primo posto. Insomma avrà anche fatto carriera, ma non è che Rosy Bindi. ex "pasionaria" del Ppi e oggi ministro, possa dormire sonni tranquilli. Anche se lei, da mesi, ripete la sua parola d'ordine: pagato il fio della finanziaria, nessuno toccherà le garanzie minime di un servizio che resta gratuito per tutti gli italiani. Eppure le paure restano, i sospetti di futuri ripensamenti non mancano, nelle zone dove chiudono i piccoli ospedali l'impressione è di un abbandono generale e le insistenze di chi accusa il welfare state di orrendi sprechi si fanno sentire. E lei, il ministro? Dice che tagli alla sanitą non ne accetta pił anche in caso di ulteriori manovre e va avanti per la sua strada. Come dimostra l'intervista che segue, una specie di sunto del Bindi-pensiero.

Ministro Bindi, la sanità è uno dei punti cardine dello stato sociale. Così in periodo di tagli di bilancio è la numero uno sulla lista: ma fin dove si può arrivare? Qual è il servizio minimo che va garantito: le prestazioni gratuite o quasi per le fasce deboli o anche per i ceti medi?

Come si può leggere chiaramente nella manovra economica del governo, la Sanità ha fatto la sua parte nel risanamento dei conti pubblici. Resta garantito qualcosa che va ben oltre il servizio minimo: abbiamo salvato infatti il Servizio sanitario nazionale, sostanzialmente gratuito per tutti gli italiani.

... ma non i piccoli ospedali: si dice che costano e vanno accorpati o riorganizzati. Ma quanti sono? Quanto si può risparmiare? E come si risponde alla gente che non vuole perdere il proprio ospedale?

Non solo bisogna accorpare i piccoli ospedali, ma bisogna pensare la Sanità in modo completamente diverso, procedendo ad una progressiva deospedalizzazione del sistema. Questo significa incentivare la prevenzione, l'assistenza domiciliare, le strutture diurne, il ruolo dell'associazionismo e del volontariato. L'ospedale resterà, come centro di cura a livello territoriale: su questo gli italiani possono stare tranquilli.

Ministro Bindi, c'è chi dice che il "buco" nei conti della sanità non esiste. Una stupidaggine o un'analisi non del tutto campata in aria? Come stanno realmente le cose? E comunque quali sono le cifre reali delle entrate e delle uscite?

In Italia c'è una spesa sociale complessivamente inferiore a quella degli altri Paesi dell'Unione Europea. Non solo: all'interno della spesa sociale la parte del leone la fa la spesa previdenziale e non certo quella sanitaria. Per questo io credo ad una razionalizzazione delle risorse più che a tagli drastici che sortirebbero solamente effetti negativi.

Va be', niente numeri. Ma fin dove si può privatizzare la sanità? E come si possono inserire in questo discorso le Società di mutuo soccorso?

Ci deve essere collaborazione tra servizio sanitario nazionale e privati, ma io non credo assolutamente ad un modello di sanità "all'americana", che non garantisce la salute del cittadino.

Come evitare gli sprechi del passato (macchine costose mai utilizzate) e gli abusi (medici che si fanno pagare le visite in ospedale)?

Gli sprechi vanno evidenziati ed eliminati: è un lavoro che abbiamo già avviato. Quanto agli abusi, la legge li punisce con pene severe. Io mi sono impegnata obbligando i medici a scegliere se operare la libera professione nelle strutture pubbliche o in quelle private. Mi sono attirata addosso più di una critica, ma credo di aver preso un provvedimento giusto in nome della trasparenza.

Comunque per portare gli ospedali del Sud ai livelli di quelli del Nord (vedi crisi dei posti letto, degenti in corridoio, lunghe attese) servono soldi. E dove si prendono?

Il divario Nord-Sud è una questione che va al di là della pur complessa situazione sanitaria. Credo comunque che il progetto di federalismo sanitario a cui stiamo lavorando dia delle risposte anche a questo quesito: le comunità locali devono sentirsi responsabilizzate.

Infine l'Europa: con l'entrata dell'Italia nell'Unione monetaria tutti potranno andare a curarsi dove vogliono. Cosa cambierà in pratica per la sanità italiana?

Saremo messi direttamente in concorrenza con le strutture dei Quindici, ma credo davvero che il Servizio sanitario nazionale italiano non sfigurerà.